Nell'analisi del nuovo ordine
erotico Diego Fusaro evidenza, con corrosiva incisività, la stretta
correlazione tra il sistema economico neoliberista post 1989 e la sua necessità
di rimuovere ogni sorta di legame tra i singoli individui che si “desidera” siano
sempre più fisiologicamente come monadi, atomi “autistici” il neo liberismo si
coniuga perfettamente quindi con l’appellativo di libertino. Il nuovo
capitalismo, largamente spersonalizzato, sponsorizza e raccomanda la “liberazione”
dalla famiglia e dal risparmio, entrambi potenti agenti anti-consumistici. Fusaro,
citando M. Clouscard evidenzia che «La sensibilità dell’uomo, ciò che c’è di
più intimo e di più spontaneo, è divenuta la sensibilità imposta dal
neocapitalismo.» (cfr. Il capitalismo della seduzione).
Pertanto, Scrive Fusaro, «La
cultura edipica delle merci a scadenza ci vuole desideranti e non amanti,
gaudenti e non fedeli, sciolti da ogni stabilità affettiva e aperti alle
pratiche del consumo infinito: in una parola, ci vuole del tutto simili al
folle, evocato da Platone nel Gorgia (493 b), che cerca di riempire d’olio una
giara forata.
Godimento illimitato e
deregolamentato, soddisfazione immediata e scevra di differimenti costituiscono
le cifre quintessenziali del consumo erotico della postmodernità e del nuovo
competitivismo libertino. In conformità con la strategia pubblicitaria del
mondo delle merci, esso aspira a rimuovere senza riserve l’attesa del desiderio
e, con movimento simmetrico, ridefinisce in forma mercificata e a scadenza ogni
relazione «amorosa» (sit venia verbo).
(…) Dopo il 1989, il progresso del capitale non reprime la libido. Al contrario,
la libera liberalizzandola e dirottandola verso le figure della reificazione
del consumo e della crescita senza misura. L’amore tende, in tal guisa, a
essere superato dal nuovo shopping sentimentale alimentato unicamente dal desiderio
a tempo determinato e al consumo senza differimenti e senza progetto» come ha
fatto acutamente osservare Z. Bauman in “Amore liquido. Sulla fragilità dei
legami affettivi”.
La conseguenza di questo stato di
fatto incoraggiato e sponsorizzato dalla dittatura del pensiero unico è che «Le
unioni a tempo determinato, orientate alla norma della prestazione occasionale,
lasciano le persone estranee quanto e più di prima.
Ciascuno, dal nesso che ha
eroticamente instaurato, ha solo tratto un cinico godimento individualizzato e
senza continuità prospettica: il rapporto relazionale e donativo con l’altro
(volo ut sis) è annullato a beneficio del proprio godimento mediato dall’uso
dell’altro (do ut des). Nel trionfo del contrattualismo e della privatizzazione
delle esistenze, il nesso amoroso è spodestato dal libero scambio di
plusgodimento tra individui consenzienti, che commerciano il loro capitale
erotico».
Si stabilisce così una “drammatica”
analogica identità funzionale tra l’atto sessuale e l’atto del consumo.
Al contrario, prosegue Fusaro: «L’amore,
comunque lo si voglia definire, è strutturalmente connesso con la dualità: e,
dunque, con una differenza, determinantesi nella forma di una fisiologica
separazione che non può mai essere in via definitiva soppressa. In assenza di
quella separazione, non vi sarebbe l’amore, che è sempre amore dell’altro. Così
si spiega, inoltre, la ragione della nota tesi di Lacan, in accordo con la
quale l’amore – ogni vero amore – è sempre «eterosessuale», cioè,
letteralmente, aperto e proiettato verso l’alterità che non siamo e con la
quale vorremmo entrare in unità duale.
Senza il tentativo di
oltrepassare tale alterità, in vista del raggiungimento dell’unità come sintesi
e superamento della scissione, non si darebbe amore. (…) L’amore e la vita
familiare sono disinteressati e altruistici.».
Proprio per questa costitutiva
gratuità ed infungibilità dell’amore - eticizzantesi nella famiglia ed eternantesi
nel figlio nel quale si prolunga l’esistenza degli amanti, che continueranno a
vivere in lui, anche dopo la loro personale morte - «il capitale assoluto e
postborghese odia la famiglia e l’amore, inteso sia come vincolo erotico, sia
come pura affettività donativa. Alla famiglia l’integralismo economico sostituisce
l’utilitarismo erotico per atomi individuali e deregolamentati, unificati solo
dalla liturgia del libero scambio concorrenziale dei consumatori sciolti da
ogni residua eticità. All’amore eticizzato familiarmente sostituisce quel
succedaneo alienato che è «l’amore liquido» e intimamente autistico. (…)
La straordinaria forza
dell’ordine simbolico egemonico, anche in questo caso, sta nel presentare in
forma invertita i reali rapporti presso gli ignari abitatori della nuova
caverna platonica globalizzata: ossia nel far credere agli ergastolani che sia
universalmente benefico ciò che li mantiene in catene e degno di essere
avversato tutto ciò che possa affrancarli e contribuire a condurli in
superficie «a riveder le stelle».
La distruzione capitalistica
della famiglia rientra appieno nel novero dei doni avvelenati generosamente
offerti alla massa damnata degli
sconfitti della mondializzazione, inconsapevoli che tale «liberazione» ha
intensificato oltremodo il grado del loro asservimento.»
Doni avvelenati, dunque, che siamo
inviatati serenamente a riconoscere per tali. Il geneder non è vera liberazione
dell’umanità ma sua destrutturazione ed ha come esito il suo dissolvimento; l’erotizzazione
oltremisura di tutto in “quotidiano” non porta a relazioni più vere e quindi “liberanti”
ma al contrario comporta la riduzione di se e dell’altro a merce fungibile.
Abbiamo la necessità di riscoprire
la nostra dignità di esseri umani. Della nostra vocazione originale che non è quella
di “fare soldi” ma di diventare ciò che siamo: esseri fatti ad immagine e
somiglianza di Dio.
Dice Gesù non di solo pane vivrà
l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio! (Mt. 4,4).
C’è un “vivrà”, un compito, un
uscire da uno stato alienato per entrare in ciò che si è chiamati ad essere. Il
mezzo è: vivere di ogni Parola che esce dalla bocca di DIO.
Una parola di Dio è il matrimonio
eterossessuale che corrisponde alla nostra natura, ed alla nostra vocazione.
«Allora gli si avvicinarono
alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo
ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete
letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per
questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due
diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque
l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora
Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro:
«Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre
mogli; all'inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria
moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un'altra, commette
adulterio».» (Mt. 19,3-9).
C’è la durezza del nostro cuore
alla base di tanti fallimenti matrimoniali, c’è altrettanta durezza di cuore
nelle storie usa e getta che abbiamo propalato a noi ed ai nostri figli come
fonte di liberazione e felicità.
L’amore per l’altro è un dono gratuito
ed inaspettato me che comporta un lavoro serio per accogliere veramente l’altro
così come è. Un lavoro che necessità di un cuore nuovo che solo Gesù ci può
donare gratuitamente se solo lo vogliamo!
Sento di benedire Dio per il dono
di mia moglie e dei miei 4 figli perché Lui come per l’Israele della carne, “ha salvato i nostri focolari!”. Lo ha
fatto nella carne del Suo Figlio che è la Chiesa. Nella Chiesa Cristo Gesù ci
ha accolti, ci ha aperti alla vita, ci ha fatto comprendere e gustare la grazia
di “dare la propria vita” per l’altro. Tutto questo sempre perdonando i miei
peccati, scusandole mie debolezze, mai esigendo! Che meraviglia! Dimmi lettore:
Chi ti ama così?
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