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sabato 2 febbraio 2013

Finalmente il quadro del gender è completo!
C'è posto anche per i pedofili!

Rilancio 2 articoli apparsi sul sito di Tempi dai quali emerge la "scoperta", potremmo dire, l'ultima frontiera della scienza ovvero "Pedofili si nasce. La pedofilia non è più una devianza ma un «orientamento sessuale» come gli altri". Uscirà infatti a breve in Manuale diagnostico e statistico di disturbi mentali (il Dsm V) per il nuovo manuale Per il nuovo Manuale dei disturbi mentali la pedofilia non è una patologia, ma un “disordine”. Il fatto grave è che senza alcun riscontro scientifico le malattie vengono "fatte" e "disfatte" in quel contesto culturale avvelenato dove, come ricorda Benedetto XVI, è problematica la stessa biologicità dell'essere umano. Nel suo discorso alla curia del 21 dicembre 2012 il Santo Padre afferma:«Il sesso, secondo tale filosofia [del gender], non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina.».
In questa improbabile sitemazione della materia l'articolo osserva che oltre alla riabilitazione della pedofilia il manuale afferma che nel caso in cui la persona sia completamente anaffettiva, la sua tendenza non sarà da considerarsi patologica. Al contrario il lutto diventa malattia. Il dolore provato per la perdita di un caro è considerato al pari della depressione. Sono state respinte, e quindi non considerate patologie, il “disturbo di dipendenza sessuale” e l’“alienazione parentale”, sindrome che affligge molti figli di separati.
In questo turbillon, quasi onirico, di new entry e di uscite clamorose dall'elenco delle malattie mentali (ma ce l'abbiamo un cervello, dato che l'uomo non è più il suo dato biologico?)alcuni esperti del settore osservano che «Un gruppo di psichiatri si mette d’accordo su una lista di comportamenti atipici e sul fatto che costituiscano un disturbo mentale. La creazione di nuove categorie è allora una specie di gioco da salotto priva di qualunque validità scientifica». Così, continua, l’insensibilità diventa «l’assetto ideale della normalità», mentre è «una pulsione d’annullamento» che ostacola la relazione umana derivando da «un fallimento dei rapporti inter-umani».
C'è da convenire con Benedetto XVI che «nella questione della famiglia non si tratta soltanto di una determinata forma sociale, ma della questione dell’uomo stesso – della questione di che cosa sia l’uomo e di che cosa occorra fare per essere uomini in modo giusto. Le sfide in questo contesto sono complesse. C’è anzitutto la questione della capacità dell’uomo di legarsi oppure della sua mancanza di legami.». In questa capacità di legarsi o meno sta la svolta antropologica del gender con tutte le catastrofiche conseguenza in cui esito ben è stato dipinto da Sartre: l'altro è il mio inferno! Se io "sono" in quanto progetto (pro-jectum = gettarsi avanti) cioè sono il prodotto del mio produrmi, l'altro non è che il limite bruciante delle mie pulsioni, della mia volontà di potenza. Allora la relazione "autentica" non sarà che una non-relazione cioè la "cosificazione" dell'altro, la sua riduzione a funzione/oggetto del mio progetto.
Come osserva però il Santo Padre: «Il rifiuto del legame umano, che si diffonde sempre più a causa di un’errata comprensione della libertà e dell’autorealizzazione, come anche a motivo della fuga davanti alla paziente sopportazione della sofferenza, significa che l’uomo rimane chiuso in se stesso e, in ultima analisi, conserva il proprio “io” per se stesso, non lo supera veramente. Ma solo nel dono di sé l’uomo raggiunge se stesso, e solo aprendosi all’altro, agli altri, ai figli, alla famiglia, solo lasciandosi plasmare nella sofferenza, egli scopre l’ampiezza dell’essere persona umana.».