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sabato 10 maggio 2014

Cristo è risorto perché amiamo i nostri fratelli!

«La fede nella risurrezione è il cuore del cristianesimo. È la soluzione dei problemi ultimi della situazione umana, quelli che interessano gli abissi della morte e del male. Ma, per la ragione, è anche ciò che il cristianesimo ha di più sconvolgente. Se, per un verso, s’inserisce nella trama degli avvenimenti della storia umana — se così non fosse, non potrebbe modificare questa situazione —, per l’altro, è un’irruzione di Dio che provoca una discontinuità in questa storia e ci fa passare su un altro piano. È vero, anzi tutto, per la risurrezione di Cristo, principio d’ogni risurrezione. È vero anche per la risurrezione dei nostri corpi, oggetto ancora di speranza. È vero infine per la risurrezione che già fin d’ora ci fa passare dalla morte alla vita perché amiamo i nostri fratelli!» (Jean Danielou, La Resurrezione, ed. Cantagalli).

La fede, però, non è un auto convincimento come ricorda Andrea Tornielli nella prefazione a questo bellissimo saggio di Danielou:
"La fede rischia oggi di venire presentata anche come un autoconvincimento che si deve avere prima, una certezza a priori che ci si deve fabbricare dentro di sé, magari leggendo il Vangelo. Tanti predicatori sembrano infatti misticamente ispirarsi alla frase del piccolo principe di Saint-Exupéry: «L’essenziale è invisibile agli occhi»".

Ancora oggi, come per gli apostoli ed i discepoli contemporanei di Gesù, occorre fare esperienza della resurrezione di Cristo.
Averlo veramente visto risorto - essere testimone - è strettamente collegato ad una personale resurrezione, ad un cambio di orientamento (conversione); passare cioè dalla condanna a "vivere per se stessi" alla libertà-liberazione della comunione-comunità, al dono di sé.
Il seme luterano ha trasformato la fede cristiana in una verità "soggettiva" piuttosto che l'oggettiva, esperienziale, constatazione che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli. Constatazione, ovviamente, non moralistica o volontaristica, quanto la sconvolgente esperienza irruzione dello Spirito nella nostra vita che certificandoci il perdono dei nostri peccati rende possibile amare l'altro, il diverso, il nemico, nella misura di Cristo.
E' innegabile che la distruzione luterana della dimensione ecclesiale della fede è oggi alla base delle difficoltà di comprensione dell'annuncio cristiano e del suo accoglimento.

Prosegue Tornielli: "Quale distanza incolmabile fra questo atteggiamento e la semplicità dei primi testimoni. La paura delle donne, il primo dubbio della Maddalena, la corsa al sepolcro di Pietro e Giovanni che «vide e credette», l’incredulità di Tommaso soddisfatta dallo stesso Gesù. Sulle umane incertezze di simili testimoni, così riluttanti a guardare «con gli occhi della fede» e così materialmente sospesi alla concretezza dei propri sensi hanno ironizzato gli intellettuali (agnostici, atei o mistici) di tutti i tempi. Eppure proprio quelle incertezze, che i Vangeli non tacciono, confermano che quello dei primi testimoni non è stato uno sforzo religioso, ma un arrendersi alla realtà, alle cose così come erano di fatto. Solo un evento reale, imprevisto e imprevedibile dopo il fallimento del Calvario, poteva vincere le umanissime obiezioni di quel gruppetto di ebrei prima impauriti e prostrati. E farne gli instancabili testimoni di un annuncio inaudito."

Per recuperare questa esperienza tangibile della resurrezione di Gesù, occorre incontrare nel qui ed ora il Risorto, il suo Corpo, la Chiesa. Questo è ciò che Dio ha pensato fin dall'eternità, questo è quanto ha donato il Signore a me ed alla mia famiglia, questo è quanto Dio Padre vuole donare ad ogni uomo. Dicevano i Padri della Chiesa "chi tocca un cristiano tocca Cristo!". L'avversione a questo crudo realismo del cristianesimo, la propensione dell'uomo occidentale all'agnosticismo o ad un credo fai da te, sincretista, in ogni caso entrambe assolutamente relativisti, sta alla base della crisi delle società occidentali! La trasposizione del fideismo religioso (non della fede!) dell'agnostico o del neo-superstizioso nella tecnica e nella scienza è l'ultima illusione della nostra generazione. Illusioni perché sempre questi convincimenti dell'uomo "adulto", autonomo, occidentale si infrangono di fonte alla realtà "scandalosa" della sofferenza, della malattia, della morte. Non resta che tornare allora alla sconvolgente notizia di 2.000 anni fa eppure sempre nuova: E' risorto! Non è tra i morti colui che cercate!

Oh viandante di questa rete virtuale che ti sei imbattuto in questo post, la voce che parla è proprio per te. Ti porta una gioia, una buona notizia: Cristo è Risorto! E' veramente risorto!!

mercoledì 31 marzo 2010

Santa Pasqua 2010


Cristo è risorto! E’ veramente risorto!

Come afferma Papa Benedetto XVI, “In fondo vogliamo una sola cosa – « la vita beata », la vita che è semplicemente vita, semplicemente «felicità ».” (Spe Salvi, 11).

Tutti siamo alla ricerca della felicità e vorremmo che questa ci fosse assicurata per sempre attraverso lo splendido “giocattolo” della correlazione di scienza e tecnica, tipico dell’epoca moderna, capace di garantire strutture giuste e qualità della vita sempre più elevate.

In verità però “… il benessere morale del mondo non può mai essere garantito semplicemente mediante strutture, per quanto valide esse siano. Tali strutture sono non solo importanti, ma necessarie; esse tuttavia non possono e non devono mettere fuori gioco la libertà dell'uomo. (…) Chi promette il mondo migliore che durerebbe irrevocabilmente per sempre, fa una promessa falsa; egli ignora la libertà umana. (…) Se ci fossero strutture che fissassero in modo irrevocabile una determinata – buona – condizione del mondo, sarebbe negata la libertà dell'uomo, e per questo motivo non sarebbero, in definitiva, per nulla strutture buone. (…)” (Spe Salvi, 24)

Un po’ tutti se ci guardiamo dentro siamo stati imboniti con queste false promesse. Le ideologie di destra o di sinistra che siano, lo stesso liberismo consumista ed edonista ci hanno riempito il cuore di queste false aspettative. Ed è per questo che quando ci accade di rientrare un po’ in noi stessi, se siamo onesti, scopriamo che la nostra “solitudine” non è stata colmata.

Per questo è importante la Pasqua questo possibilità unica che ci offre Gesù Cristo di fare un esodo da tutto ciò che ci lascia nella nostre solitudine, nel nostro vuoto, alla libertà ed alla vita vera, la vita beata!

E’ vero che chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita (cfr Ef 2,12). La vera, grande speranza dell'uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio – il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora « sino alla fine », « fino al pieno compimento » (cfr Gv 13,1 e 19, 30). Chi viene toccato dall'amore comincia a intuire che cosa propriamente sarebbe « vita ». Comincia a intuire che cosa vuole dire la parola di speranza che abbiamo incontrato nel rito del Battesimo: dalla fede aspetto la « vita eterna » – la vita vera che, interamente e senza minacce, in tutta la sua pienezza è semplicemente vita. Gesù che di sé ha detto di essere venuto perché noi abbiamo la vita e l'abbiamo in pienezza, in abbondanza (cfr Gv 10,10), ci ha anche spiegato che cosa significhi « vita »: « Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo » (Gv 17,3). La vita nel senso vero non la si ha in sé da soli e neppure solo da sé: essa è una relazione. E la vita nella sua totalità è relazione con Colui che è la sorgente della vita. Se siamo in relazione con Colui che non muore, che è la Vita stessa e lo stesso Amore, allora siamo nella vita. Allora « viviamo».“ (Spe Salvi, 27).