E'in atto da secoli una polemica montata ad arte dall'illuminismo contro la Chiesa cattolica diffamata e dipinta come oscurantista su tutti i libri di scuola e nei molti circoli culturali c.d. "emancipati" e "laici".
La verità, però è un'altra. Rodney Stark ne "il trionfo del cristianesimo" (Ed. Lindau, 2012) racconta una verità scomoda che qui riporto testualmente nella speranza che in più possano conoscerla e stimoli alla lettura integrale di questo bellissimo libro.
Interessante anche le osservazioni tra scienza ed islam che confermano la magistrale lezione di Papa Benedetto XVI a Ratisbona.
Buona lettura!
Un Dio di ragione (pp. 372-377)
La scienza è nata solo in Europa perché soltanto gli europei del Medioevo credevano, basandosi sull'immagine che avevano di Dio e della sua creazione, che la scienza fosse possibile e desiderabile. Ciò è stato asserito con enfasi (nel 1925), di fronte a un uditorio di studiosi illustri che partecipavano alle Lowell Lectures di Harvard, dal grande filosofo e matematico Alfred North Whitehead (1861-1947), il quale ha spiegato che la scienza si sviluppò in Europa a causa della diffusa «fede nella possibilità della scienza [...] derivante dalla teologia medievale». Quando le sue lezioni sono state pubblicate questa affermazione ha scioccato non soltanto il suo uditorio, ma gli intellettuali occidentali. Come può questo pensatore di fama mondiale, coautore con Bertrand Russell della pietra miliare "Principia Mathernatica" (1910-1913), non sapere che la religione è il nemico implacabile della scienza? in realtà, Whitehead ne sapeva di più!
Egli ha riconosciuto che la teologia cristiana era stata essenziale al sorgere della scienza, proprio come le teologie non cristiane avevano soffocato l’impresa scientifica altrove. Egli ha spiegato che:
«il più grande contributo del Medioevo alla formazione del movimento scientifico [fu] la credenza inespugnabile [...] che c’era un segreto, un segreto che poteva essere rivelato. In che modo questa convinzione si radicò così fortemente nella mente europea? [...] Deve essere dipeso dall'insistenza medievale sulla razionalità di Dio, mescolata all'energia personale di Jehovah e alla razionalità dei filosofi greci. Ogni dettaglio fu supervisionato e ordinato: la ricerca nella natura poteva solo condurre alla convalida della fede nella razionalità.».
Naturalmente, Whitehead stava solo riassumendo ciò che molti grandi scienziati degli inizi avevano detto: René Descartes giustificava la sua ricerca delle «leggi» di natura sostenendo che tali leggi dovevano esistere perché Dio è perfetto e dunque «agisce il più possibile in modo costante e immutabile». Quindi l’universo funziona secondo regole o leggi razionali. Come ebbe a dire il grande scolastico medievale Nicola d'Oresme, la creazione di Dio «è molto simile a quella di un uomo che costruisce un orologio e lo lascia continuare a funzionare da solo». Inoltre, siccome Dio ha dato agli umani il potere della ragione, deve essere possibile per noi scoprire le regole stabilite da Dio.
Molti scienziati delle origini si sentivano infatti moralmente obbligati a investigare quei segreti, come osservava Whitehead. Il grande filosofo britannico concludeva la sua riflessione osservando che le immagini di Dio e della creazione che incontriamo nelle religioni non europee, in particolare in Asia, sono troppo impersonali o troppo irrazionali per sostenere la scienza. Ogni particolare «accadimento deve essere dovuto al decreto di un dispotico e irrazionale» dio, oppure potrebbe essere stato prodotto da «qualche impersonale, inscrutabile origine delle cose. Ciò non suscita la stessa fiducia dell’intelligibile razionalità di un essere personale». Si deve notare che, viste le origini comuni, la concezione ebraica di Dio è ugualmente adatta a sostenere la scienza quanto la concezione cristiana. Gli ebrei d’Europa erano però, durante quest’epoca, una minoranza esigua, divisa e spesso perseguitata e non diedero alcun contributo alla nascita della scienza, anche se hanno raggiunto eccelsi risultati come scienziati dopo la loro emancipazione nel XIX secolo.
Diversamente, moltissime religioni al di fuori della tradizione giudaico-cristiana non postulano affatto una creazione. L'universo è considerato eterno, senza cominciamento o scopo, e non essendo mai stato creato, non ha creatore. Da questo punto di vista, l’universo è un mistero supremo, inconsistente, imprevedibile e (forse) arbitrario. Per coloro che hanno una simile concezione, il solo cammino verso la saggezza può essere compiuto dalla meditazione e dall'ispirazione: non c’è niente infatti su cui ragionare. Se però l’universo è stato creato in accordo a regole razionali da un creatore perfetto e razionale, allora dovrà concedere i suoi segreti alla ragione e all'osservazione. Di qui il truismo scientifico secondo cui la natura è un "libro" fatto per essere letto.
Naturalmente, i cinesi «avrebbero irriso una simile idea in quanto troppo ingenua per la sottigliezza e complessità dell’universo come loro lo intuivano», così ha spiegato lo stimato storico della tecnologia cinese di Oxford Joseph Needham (1900-1995). Quanto ai greci, anche molti di loro consideravano l’universo eterno e increato; Aristotele condannava «come impensabile» l’idea «che l’universo sia venuto all'essere in qualche momento nel tempo». Nessuno degli dei tradizionali dei greci sarebbe infatti stato capace di una simile creazione. Non solo: i greci insistevano nel trasformare il cosmo, e gli oggetti inanimati più in generale, in esseri viventi. Attribuivano quindi molti fenomeni naturali a dei motivi, non a forze inanimate. Secondo Aristotele, per esempio, i corpi celesti si muovono in circolo a causa della loro disposizione a farlo, mentre tutti gli oggetti cadono a terra «a causa del loro amore innato per il centro del mondo». Quanto all’islam, la concezione ortodossa di Allah è ostile all'indagine scientifica. Non c’è alcun indizio nel Corano che Allah abbia messo in moto la creazione per poi lasciarla continuare autonomamente. Si assume che egli intervenga spesso nel mondo e cambi le cose a suo piacimento. Così, attraverso i secoli molti dei più influenti studiosi musulmani hanno ritenuto che tutti gli sforzi di formulare le leggi naturali siano blasfemi in quanto sembrano negare la libertà di agire di Allah. In tal modo, le immagini dominanti di Dio e dell’universo hanno vanificato gli sforzi scientifici in Cina, nell'antica Grecia e nell'islam.
È solo grazie alla loro fede in Dio come Creatore intelligente di un universo razionale che gli europei hanno investigato i segreti della creazione. Con le parole di Giovanni Keplero, «lo scopo principale di ogni investigazione del mondo esterno deve essere quello di scoprire l’ordine e l’armonia razionale che Dio gli ha imposto e che egli ci ha rivelato in un linguaggio matematico». In modo simile, nel suo ultimo testamento, il grande chimico Robert Boyle (1627- 1691) scrisse ai membri della Royal Society di Londra, augurando loro un continuo successo nei «loro lodevoli tentativi di scoprire la vera Natura delle opere di Dio».
Forse l’aspetto più notevole della nascita della scienza è che i primi scienziati non si limitarono a cercare le leggi naturali, fiduciosi che esse esistessero, ma che le trovarono! Si potrebbe dunque dire che l’affermazione che l’universo aveva un Progettista intelligente è la più fondamentale delle teorie scientifiche e che è stata sottoposta con successo a ripetuti test empirici. Infatti, come Albert Einstein (1879-1955) ha sottolineato, la cosa più incomprensibile dell’universo è il fatto che esso è comprensibile: «a priori ci dovremmo aspettare un mondo caotico che la mente non può comprendere in alcun modo [...] Questo è il “miracolo” che viene costantemente rinforzato quando la nostra conoscenza aumenta». E questo è il «miracolo» che testimonia di una creazione guidata da intenzione e razionalità.
Che il cristianesimo sia stato essenziale al sorgere della scienza è manifesto non solo in senso filosofico, ma è evidente anche nelle biografie degli scienziati: si tratta prevalentemente di uomini religiosi. Altrove ho stilato un elenco delle cinquantadue maggiori personalità scientifiche operanti nel periodo che comincia con la pubblicazione dell’opera di Copernico nel 1543 e finisce con quelle nate dopo il 1680. Trentadue di queste (62 per cento) erano persone religiose. Newton, per esempio, che dedicò molte più energie alla teologia che alla fisica, predisse la data della Seconda Venuta nel 1948. Delle restanti venti, diciannove erano abbastanza religiose e solo una, Edmund Halley, si poteva definire uno scettico. Ciò basti, dunque, per confutare quelle favole sull'inevitabile contrasto fra religione e scienza.
Naturalmente, l’ascesa della scienza ha generato qualche conflitto con la Chiesa cattolica, come pure con i primi protestanti. Ciò non diminuisce in alcun modo il ruolo essenziale della concezione cristiana di Dio nel giustificare e motivare la scienza, ma riflette soltanto il fatto che molti capi cristiani non riuscivano a comprendere le importanti differenze fra scienza e teologia. In altre parole, i teologi cristiani tentano di dedurre la natura e le intenzioni di Dio dalla scrittura; gli scienziati cercano di scoprire la natura della creazione di Dio usando strumenti empirici. In linea di principio, i due tentativi non si sovrappongono, ma in pratica i teologi hanno talvolta avvertito che una posizione scientifica costituiva un attacco alla fede (e certi scienziati moderni hanno realmente attaccato la religione, anche se per ragioni inconsistenti). Nei primi tempi della scienza, una disputa accesa ebbe luogo perché i teologi cattolici e protestanti erano riluttanti ad accettare che la Terra non fosse il centro dell’universo — oltre a non essere il centro del sistema solare. Sia Lutero che il Papa si erano opposti alla tesi di Copernico ed entrambi tentarono di confutarla, ma i loro sforzi, che non furono mai molto vigorosi, ebbero scarso successo. Purtroppo, questo modesto conflitto è stato gonfiato come un evento epocale da studiosi decisi a dimostrare che la religione è il più acerrimo nemico della scienza trasformando Galileo Galilei (1564-1642) in un eroico martire della cieca fede. Come ha raccontato Voltaire: «Il grande Galileo, all'età di ottant'anni, passava i suoi giorni lamentandosi nelle galere dell’Inquisizione, perché aveva dimostrato con prove inconfutabili il movimento della Terra». L’italiano Giuseppe Baretti (1719-1789) ha aggiunto che Galileo fu «messo sotto tortura per aver detto che la terra si muove».
(i grassetti ed i corsivi sono miei)
Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. (Rm. 12,2)
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lunedì 29 settembre 2014
domenica 7 marzo 2010
Perchè l'ateismo non è scientifico, ma un atto di fede nel nulla
In un recente articolo apparso su Il Giornale, del 25/10/2010 lo scienziato Antonino Zichichi ha affermato:"La più grande conquista della scienza è l’avere scoperto che una logica rigorosa regge il mondo: dall’Universo subnucleare ai confini del Cosmo. Questa logica nessuno sa dedurla dal caos. Quindi deve esserci l’autore. La cultura atea dice che non ce n’è bisogno, ma non lo sa dimostrare. Ecco perché l’ateismo non è atto di ragione, ma di fede nel nulla, piaccia o no al presidente degli atei razionalisti. Se fossimo figli del caos non potrebbero esistere i laboratori scientifici in cui si continua a decifrare il «libro della natura». Sta in questi laboratori il vero motore del progresso economico, civile e sociale.".
Quello che afferma Zichichi è molto semplice, quasi un uovo di colombo ... peccato che, come dice un vecchio adagio popolare, "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire"!
L'occasione dell'intervento di Zichichi è stato un pubblico dibattito tra il Vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Zenti, e l'astrofisica Margherita Hack riportato sempre ne Il Giornale del 21/01/2010.
Una delle affermazioni della Hack, riportate nell'articolo citato, ci può aiutare a capire "i sordi con non vogliono sentire": «Dio è la più comoda delle rispose per spiegare il mistero che ci circonda. È l’invenzione con cui l’uomo spiega quello che la scienza non chiarisce. Siccome dispiace morire, fa piacere credere in un aldilà. Nell’antichità non si conosceva nulla dell’universo e lo si popolava di dei. Ora che la scienza ha scoperto grandissime verità, lo spazio di Dio si restringe. Com’è possibile che una zuppa di particelle elementari si sviluppi fino a diventare un organo come il cervello umano, più complesso di qualsiasi galassia? Non lo so, ne resto meravigliata ma non voglio spiegarmelo con la scorciatoia di un dio. Io non credo perché non ne ho ragioni scientifiche. Mi sembra un’idea assurda».
Dunque Dio, per la Hack, è la "scorciatoia", per altro "comoda", in assenza di verità scientifiche capaci di darci ragione di ciò che osserviamo.
Alcune osservazioni in merito:
Per quanto sin qui detto l'unica "idea assurda" è proprio quella di una scienziata che arriva a negare, con la "comoda scorciatoia" del "caos", quanto il metodo di indagine scientifica in qualche modo rende più probabile ed anche più stimolante: ovvero che dietro l'universo ci sia Qualcuno piuttosto che il nulla.
L'ateismo, in realtà, con la sua opzione per il nulla è nint'altro che un atto di fede, un "partito preso", a scapito della stessa verità scientifica.
Quello che afferma Zichichi è molto semplice, quasi un uovo di colombo ... peccato che, come dice un vecchio adagio popolare, "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire"!
L'occasione dell'intervento di Zichichi è stato un pubblico dibattito tra il Vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Zenti, e l'astrofisica Margherita Hack riportato sempre ne Il Giornale del 21/01/2010.
Una delle affermazioni della Hack, riportate nell'articolo citato, ci può aiutare a capire "i sordi con non vogliono sentire": «Dio è la più comoda delle rispose per spiegare il mistero che ci circonda. È l’invenzione con cui l’uomo spiega quello che la scienza non chiarisce. Siccome dispiace morire, fa piacere credere in un aldilà. Nell’antichità non si conosceva nulla dell’universo e lo si popolava di dei. Ora che la scienza ha scoperto grandissime verità, lo spazio di Dio si restringe. Com’è possibile che una zuppa di particelle elementari si sviluppi fino a diventare un organo come il cervello umano, più complesso di qualsiasi galassia? Non lo so, ne resto meravigliata ma non voglio spiegarmelo con la scorciatoia di un dio. Io non credo perché non ne ho ragioni scientifiche. Mi sembra un’idea assurda».
Dunque Dio, per la Hack, è la "scorciatoia", per altro "comoda", in assenza di verità scientifiche capaci di darci ragione di ciò che osserviamo.
Alcune osservazioni in merito:
- Il Dio Cristiano è totalmente altro dalle divinità delle religioni naturali. La prova è proprio la civiltà unica ed originale che si è sviluppata grazie all'accoglienza di questa Rivelazione che è lo stesso Gesù Cristo morto e Risorto.
- La scienza nasce proprio grazie all'antropologia ed alla cosmologia cristiana. Come ci ricorda Zichichi, è il cattolico Galileo Galilei il fondatore della scienza moderna. E la scienza per Galilei nasce dalla convinzione che Dio parla all'uomo con due libri: le Scritture e la Natura con le sue rigorose leggi.
- La scienza non inventa ma scopre le leggi che reggono l'universo e le può scoprire proprio perchè una logica rigorosa regge tutto l'universo.
- Come giustamene osserva Zichichi, questa logica rigorosa che regge l'universo "nessuno sa dedurla dal caos".
- Dio non può essere scientificamente dimostrato come vorrebbero "scioccamente" gli atei. Se così non fosse Dio sarebbe meno che la scienza (sarebbe un suo oggetto) o tuttalpiù la scienza stessa. Dio invece per il credente cristiano è più dell'intero universo e totalmente altro dall'universo stesso.
- Al contrario il cristiano crede, ragionevolmente, che l'universo sia un "pensiero" di Dio. La scienza, dimostrando che tutto l'universo è retto da leggi rigorose e coerenti, dà in qualche modo ragione o se volete "ragionevolezza" alla fede nel Dio di Gesù Cristo.
- L'ateismo non è quindi "scientifico", nel senso espresso dalla Hack e seguaci, come non lo è la fede in Dio. Ma l'ateismo è in contraddizione con la scienza postulando e non dimostrando il caos come principio delle rigorose leggi che reggono l'universo.
- Nella frase qui riportata la Hack conclude: "Io non credo perché non ne ho ragioni scientifiche. Mi sembra un’idea assurda". Mi chiedo: quali sarebbero le ragioni scientifiche che reggono l'ateismo della Hack? Il caos? Quanto c'è di scientifico nell'affermazione che dal caos si generi in maniera irreversibile un ordine?
Per quanto sin qui detto l'unica "idea assurda" è proprio quella di una scienziata che arriva a negare, con la "comoda scorciatoia" del "caos", quanto il metodo di indagine scientifica in qualche modo rende più probabile ed anche più stimolante: ovvero che dietro l'universo ci sia Qualcuno piuttosto che il nulla.
L'ateismo, in realtà, con la sua opzione per il nulla è nint'altro che un atto di fede, un "partito preso", a scapito della stessa verità scientifica.
domenica 13 dicembre 2009
Ragione e razionalismi
"La coscienza non deve avere mai l'impressione che l'autorità divina costringa la conoscenza naturale ad accettare un non senso , ma deve sentirsi innalzata a un senso concretamente misterioso eppure autentico e superiore." (R. Guardini, Le cose Ultime).
La riflessione di Guardini apre uno squarcio sull'odierna crisi della ragione. E' tempo di pensiero debole, ovvero della debolezza del pensiero, della rinuncia alla ricerca della verità in favore dell'opinione, della "dittatura del relativismo", per dirla con Papa Benedetto XVI.
Questa apertura al "mistero", all'oltre, fa della ragione umana qualcosa di veramente grande! Tutta la scienza semplicemente non sarebbe se non ci fosse proprio quell'andare oltre, quell'indagare a partire non da sé ma dallo stupore di ciò che ci si pone innanzi!
Non a caso un grande scienziato come Antonino Zichichi osserva come la scienza sia nata in ambiente cattolico con Galileo Galilei. Un fenomeno del genere non è osservabile in nessun altra cultura. E la ragione risiede proprio nel fatto che è il cristianesimo ad associare il logos a Dio stesso (cfr. Gv. 1).
Il Cristiano crede in un Dio razionale, capace cioè di creare il mondo e l'uomo secondo precise leggi e che l'uomo, creato a sua immagine e somiglianza, partecipa di questa ragione.
Nell'omelia dell'Epifania 2009 Papa Benedetto XVI affermando che "E' l'amore divino, incarnato in Cristo, la legge fondamentale e universale del creato" continua: "Questo significa che le stelle, i pianeti, l'universo intero non sono governati da una forza cieca, non obbediscono alle dinamiche della sola materia. Non sono, dunque, gli elementi cosmici che vanno divinizzati, bensì, al contrario, in tutto e al di sopra di tutto vi è una volontà personale, lo Spirito di Dio, che in Cristo si è rivelato come Amore (cfr Enc. Spe salvi, 5).". E ancora "Il pensiero cristiano paragona il cosmo ad un "libro" - così diceva anche lo stesso Galileo -, considerandolo come l'opera di un Autore che si esprime mediante la "sinfonia" del creato."
Ricorda ancora lo scienziato Zichichi : "la scienza dice che non siamo figli del caos. Siamo figli di una logica rigorosa che noi studiano, se questa logica non esistesse io sarei disoccupato, non esisterebbero i grandi laboratori scientifici. Se c'è una logica deve esserci un autore di questa logica, ecco perché scienza e fede non sono nemiche. Perché fede vuol dire credere in Colui che ha fatto il mondo. Nel dire questo io non faccio una dichiarazione scientifica, parlo da uomo di fede. Ma lo scienziato che parla di fede non è che va contro la scienza. Se non ci fosse la scienza non avremmo alcuna argomento contro i nostri amici atei per dire: guarda che l'ateismo è un atto di fede nel nulla, non è un atto di ragione. Il fatto che le grandi scoperte scientifiche siano tutte avvenute, tutte, in modo totalmente inaspettato corrobora quanto da Galilei previsto, cioè che Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti: filosofi, pensatori, logici, matematici, inclusi noi fisici. Ecco perché dobbiamo verificare sperimentalmente in modo riproducibile quelle cose alle quali ad un certo punto pensiamo di essere arrivato studiando in modo rigoroso la logica di colui che ha fatto il mondo."
Il vero oscurantismo è allora ogni riduzione assolutizzante della ragione in se stessa. Con ciò la Ragione finisce tragicamente nell' "ismo": illuminismo, razionalismo, fascismo, comunismo, gnosticismo (oggi new age), ecc.
La caratteristica di tutti gli "ismi" è la riduzione del reale a ciò che può essere com-preso dalla ragione, trascurando, come abbiamo osservato più sopra che non è la ragione a porre il reale. Tutto l'odierno pensiero occidentale è infatti permeato dal presupposto opposto: tutto il reale è razionale e tutto ciò che non è razionale semplicemente non è reale per dirla con Hegel.
Ecco perché Hegel, e con lui gran parte del pensiero che da lui discende sia esso di destra che di sinistra, può ancora essere considerato un erede dello gnosticismo: La riduzione del mistero della redenzione e della storia di Gesù di Nazaret ad evento eterno, a movimento eterno della verità. (cfr. Gaetano Lettieri,). Paradossalmente però, oggi è proprio chi si erge a grande difensore della "Ragione" che la nega ad ogni pie sospinto. Gli attacchi alla dignità della persona umana dal concepimento fino alla sua morte (manipolazione genetica,aborto, eutanasia), lo stesso tentativo di negare la differenza biologia tra sessi introducendo il concetto di orientamento sessuale dimostra come la troppa "scienza" possa dare di volta al cervello!
La riflessione di Guardini apre uno squarcio sull'odierna crisi della ragione. E' tempo di pensiero debole, ovvero della debolezza del pensiero, della rinuncia alla ricerca della verità in favore dell'opinione, della "dittatura del relativismo", per dirla con Papa Benedetto XVI.
Questa apertura al "mistero", all'oltre, fa della ragione umana qualcosa di veramente grande! Tutta la scienza semplicemente non sarebbe se non ci fosse proprio quell'andare oltre, quell'indagare a partire non da sé ma dallo stupore di ciò che ci si pone innanzi!
Non a caso un grande scienziato come Antonino Zichichi osserva come la scienza sia nata in ambiente cattolico con Galileo Galilei. Un fenomeno del genere non è osservabile in nessun altra cultura. E la ragione risiede proprio nel fatto che è il cristianesimo ad associare il logos a Dio stesso (cfr. Gv. 1).
Il Cristiano crede in un Dio razionale, capace cioè di creare il mondo e l'uomo secondo precise leggi e che l'uomo, creato a sua immagine e somiglianza, partecipa di questa ragione.
Nell'omelia dell'Epifania 2009 Papa Benedetto XVI affermando che "E' l'amore divino, incarnato in Cristo, la legge fondamentale e universale del creato" continua: "Questo significa che le stelle, i pianeti, l'universo intero non sono governati da una forza cieca, non obbediscono alle dinamiche della sola materia. Non sono, dunque, gli elementi cosmici che vanno divinizzati, bensì, al contrario, in tutto e al di sopra di tutto vi è una volontà personale, lo Spirito di Dio, che in Cristo si è rivelato come Amore (cfr Enc. Spe salvi, 5).". E ancora "Il pensiero cristiano paragona il cosmo ad un "libro" - così diceva anche lo stesso Galileo -, considerandolo come l'opera di un Autore che si esprime mediante la "sinfonia" del creato."
Ricorda ancora lo scienziato Zichichi : "la scienza dice che non siamo figli del caos. Siamo figli di una logica rigorosa che noi studiano, se questa logica non esistesse io sarei disoccupato, non esisterebbero i grandi laboratori scientifici. Se c'è una logica deve esserci un autore di questa logica, ecco perché scienza e fede non sono nemiche. Perché fede vuol dire credere in Colui che ha fatto il mondo. Nel dire questo io non faccio una dichiarazione scientifica, parlo da uomo di fede. Ma lo scienziato che parla di fede non è che va contro la scienza. Se non ci fosse la scienza non avremmo alcuna argomento contro i nostri amici atei per dire: guarda che l'ateismo è un atto di fede nel nulla, non è un atto di ragione. Il fatto che le grandi scoperte scientifiche siano tutte avvenute, tutte, in modo totalmente inaspettato corrobora quanto da Galilei previsto, cioè che Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti: filosofi, pensatori, logici, matematici, inclusi noi fisici. Ecco perché dobbiamo verificare sperimentalmente in modo riproducibile quelle cose alle quali ad un certo punto pensiamo di essere arrivato studiando in modo rigoroso la logica di colui che ha fatto il mondo."
Il vero oscurantismo è allora ogni riduzione assolutizzante della ragione in se stessa. Con ciò la Ragione finisce tragicamente nell' "ismo": illuminismo, razionalismo, fascismo, comunismo, gnosticismo (oggi new age), ecc.
La caratteristica di tutti gli "ismi" è la riduzione del reale a ciò che può essere com-preso dalla ragione, trascurando, come abbiamo osservato più sopra che non è la ragione a porre il reale. Tutto l'odierno pensiero occidentale è infatti permeato dal presupposto opposto: tutto il reale è razionale e tutto ciò che non è razionale semplicemente non è reale per dirla con Hegel.
Ecco perché Hegel, e con lui gran parte del pensiero che da lui discende sia esso di destra che di sinistra, può ancora essere considerato un erede dello gnosticismo: La riduzione del mistero della redenzione e della storia di Gesù di Nazaret ad evento eterno, a movimento eterno della verità. (cfr. Gaetano Lettieri,). Paradossalmente però, oggi è proprio chi si erge a grande difensore della "Ragione" che la nega ad ogni pie sospinto. Gli attacchi alla dignità della persona umana dal concepimento fino alla sua morte (manipolazione genetica,aborto, eutanasia), lo stesso tentativo di negare la differenza biologia tra sessi introducendo il concetto di orientamento sessuale dimostra come la troppa "scienza" possa dare di volta al cervello!
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