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venerdì 1 marzo 2013

Due parole scomode: Autorità ed Obbedienza

Riporto un post di Padre Aldo Trento sull'argomento che mi ha colpito per la sua chiarezza ed incisività. Oltretutto mi sembra attuale proprio per la duplice coincidenza dell'esito delle elezioni politiche italiane e per la sede vacante di Pietro.
«Nella confusione che serpeggia nella mente e nei cuori di noi “moderni”, dove la ragione è ridotta a un meccanismo chiuso e soffocante (e si ha persino vergogna del proprio umano così come il Mistero l’ha fatto con tutte le sue domande che “esigono” non una, ma “la” risposta), dove il nichilismo – come a tutti è stato ricordato recentemente da don Julián Carrón a Rimini – ci invade molto più di quello che possiamo aspettarci, sembra davvero strano e fuori dal tempo ridire queste due parole che sono autorità e obbedienza e che descrivono i fattori con cui l’uomo di ogni epoca ha dovuto misurarsi per veder crescere e fiorire realmente la propria personalità. Sono i fattori più decisivi per scoprire se stessi e di che cosa è fatta la realtà, al punto che Cristo, il figlio di Dio, ce li ha mostrati in tutto il loro valore assoluto, esistenziale, drammatico e ragionevole. Senza vera autorità e senza obbedienza piena di ragioni non si va da nessuna parte, anzi si proclama che tutto è niente e perciò sarà tolta all'uomo la vera conoscenza del reale.
L’autorità è Dio stesso ed è posta da Lui con lo scopo unico di valorizzare e far fiorire ogni singolo io. Da subito con la presenza della mamma e del padre e poi con quella che lo Spirito suscita nella storia della Chiesa e che ha nel Papa il suo vertice e la sua garanzia. Lei sola con la sua discrezione, col suo amore gratuito e con la sua intelligenza luminosa sa indicare la strada che io sono chiamato a fare, mi conforta, mi è di aiuto. Basta riconoscerla e seguirla, basta obbedire al vero bene posto alla mia vita, specialmente nell'ora della prova.
Quanti errori facciamo e quanto tempo perdiamo saltando questo fattore. Mi torna in mente la frase “perché agitarsi tanto quando è così semplice obbedire?”. L’obbedienza e il riferimento all'autorità non sono un di meno ma al contrario ci permettono di scoprire la Presenza che ci fa e di cui tutto consiste. Amare l’autorità e obbedire segnalano il vero amore a noi stessi e al nostro Destino

Autorità ed Obbedienza si coniugano nella "sequela", nel porsi fiduciosi dietro ad un Altro, in una compagnia concreta di uomini e donne: la Chiesa.
Anche il "fenomeno Grillo" può essere letto in questa dimensione ovvero come una umanissima quanto disperata e virtuale esigenza di Autorità di tante persone, materializzatasi, in maniera impressionante, nel voto, che è la massima espressione della democrazia.
Ma questa "realtà virtuale", in quanto nata nel web, ora deve affrontare il reale vero, il reale in-contro con gli altri. Qui si misurerà e forse già si misura tutta l'inadeguatezza di un movimento generato a tavolino (quello dove è posto il pc) che non è per natura capace di farsi compagnia veramente umana. Il primo segnale? Asserire ad es. che chi non ha votato 5stelle è un colluso, che Bersani è uno stalker, un morto che parla, in una parola la demonizzazione di chi non coincide con le proprie visioni ideologiche. E' il limite di un carisma che non rimanda che a se stesso, che si fa personalismo che, come dice Padre Aldo Trento, è "la terribile tentazione che tutti vivono".
In questo contesto il gesto dell'uomo Ratzinger che si è dimesso da Papa è esemplare: ci inviata infatti a riconoscere ed a riflettere su un fatto (forse è scontato ma è bene ridirselo): che anche il Papa è alla sequela di un Altro con cui non coincide; che anche la sua vita rimanda ad un Altro da sé e che solo per questo "ri-mandare a" è autenticamente capace di fare la rinuncia più grande cioè quella dell'esercizio dell'Autorità. Questo rende evidente che l'Autorità non è gestire un potere ma servire.