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domenica 21 febbraio 2010

L'Obbedienza secondo Papa Benedetto XVI

Giovedì, 18 febbraio 2010 il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto una lectio divina al clero di Roma in cui tra l'altro ha sottolineato una parola poco apprezzata nel nostro tempo che si ritiene "emancipato": l'OBBEDIENZA.

Nella lectio il Santo Padre ha detto:«E’ una parola che non piace a noi, nel nostro tempo.
Obbedienza appare come un’alienazione, come un atteggiamento servile. Uno non usa la sua libertà, la sua libertà si sottomette ad un’altra volontà, quindi uno non è più libero, ma è determinato da un altro, mentre l’autodeterminazione, l’emancipazione sarebbe la vera esistenza umana. Invece della parola “obbedienza”, noi vogliamo come parola chiave antropologica quella di “libertà”. Ma considerando da vicino questo problema, vediamo che le due cose vanno insieme: l’obbedienza di Cristo è conformità della sua volontà con la volontà del Padre; è un portare la volontà umana alla volontà divina, alla conformazione della nostra volontà con la volontà di Dio.
»

Il Papa, citando San Massimo il Confessore, afferma in maniera apparentemente paradossale che è proprio l'obbedienza a divinizzare l'uomo: «Dio ci ha creati e siamo noi stessi se siamo conformi con la sua volontà; solo così entriamo nella verità del nostro essere e non siamo alienati. Al contrario, l’alienazione si attua proprio uscendo dalla volontà di Dio, perché in questo modo usciamo dal disegno del nostro essere, non siamo più noi stessi e cadiamo nel vuoto. In verità, l’obbedienza a Dio, cioè la conformità, la verità del nostro essere, è la vera libertà, perché è la divinizzazione. Gesù, portando l’uomo, l’essere uomo, in sé e con sé, nella conformità con Dio, nella perfetta obbedienza, cioè nella perfetta conformazione tra le due volontà, ci ha redenti e la redenzione è sempre questo processo di portare la volontà umana nella comunione con la volontà divina. E’ un processo sul quale preghiamo ogni giorno: “sia fatta la tua volontà”. E vogliamo pregare realmente il Signore, perché ci aiuti a vedere intimamente che questa è la libertà, e ad entrare, così, con gioia in questa obbedienza e a “raccogliere” l’essere umano per portarlo – con il nostro esempio, con la nostra umiltà, con la nostra preghiera, con la nostra azione pastorale – nella comunione con Dio.»

E' proprio la "creaturalità" la categoria che consente di riconoscere nell'obbedienza una via alla divinizzazione contrariamente al pensiero moderno che vede nell'avvento dell'oltre-uomo la sola possibilità per l'umanità di farsi dio.
Nell'infrangere le tavole della legge, nella disobbedienza, sta e cade tutto il processo di emancipazione. Da qui tutti gli sforzi del pensiero moderno di negare il peccato ammetendo al massimo il concetto "socratico", per dirla con Kierkegaard, di errore. L'errore, infatti, è tutto nella possibilità dell'uomo,a lui riferibile e di cui deve e può totalmente rispondere ed anche per questo che può e deve essere rimosso... da qui i lager ed i gulag che hanno caratterizzato l'epoca più violenta e sanguinaria della storia.
Una storia cominciata con la rivoluzione francese e la sua ghigliottina; una storia iniziata con un Regime che da una lato proclama la libertà come "tolleranza" e dall'altro inaugura il c.d. "periodo del terrore"con le stragi dei contadini della Vandea perché rimasti "cattolici".
Una storia questa che fatica ad arrestarsi proprio perché costruita sulla "disobbendienza", su un falso concetto di libertà che è in realtà alienazione. Non a caso il Papa afferma:« Al contrario, l’alienazione si attua proprio uscendo dalla volontà di Dio, perché in questo modo usciamo dal disegno del nostro essere, non siamo più noi stessi e cadiamo nel vuoto».

L'obbedienza non sarà più una parola di moda, ma certamente è il segreto della felicità!