In una società in cui tutto si basa sul potere, la forza, l'efficienza, in cui le nostre sorti sono lasciate in mano ad uomini "forti e taciturni", gli specialisti (super-uomini della burocrazia), in una società in realtà sempre più stanca dei suoi riti celebrativi, del benessere e della felicità da acquistare al supermercato, sempre più piena di uomini e donne soli e disperati, suonano come acqua zampillante le parole di Chesterton sul valore dell'uomo "reale", non quello delle carte patinate, ma l'uomo con le sue qualità ed i suoi inevitabili difetti e limiti.
Il mondo scommette sui super-uomini, Cristo ha scommesso sulla debolezza dell'umanità.
Godiamoci questa ventata di speranza!
«la cosa preziosa e adorabile ai nostri occhi è l’uomo, il vecchio uomo combattivo, debole, dissoluto e rispettabile che beve birra e inventa credi. E le cose fondate su questa creatura rimangono in eterno; le cose fondate sulla fantasia del Superuomo sono morte con le civiltà morenti che da sole le hanno create. Quando Cristo in un momento simbolico fondò la Sua grande società, scelse come pietra angolare non il brillante Paolo né il mistico Giovanni, ma un arruffone, uno snob, un codardo, in una parola: un uomo. E su questa pietra Egli ha costruito la Sua Chiesa, su cui le porte dell’inferno non hanno avuto la meglio. Tutti gli imperi e tutti i regni hanno fallito a causa di questa perenne debolezza innata, ossia che furono fondati da uomini forti e su uomini forti. Ma quest’unica cosa, la storica Chiesa cristiana, fu fondata su un uomo debole e per tale ragione è indistruttibile. Perché nessuna catena è più forte del suo anello più debole.» (G. K. Chesterton, Eretici, ed. Lindau, p.50)