lunedì 29 settembre 2014

Perché la scienza è nata nell'Europa cristiana?

E'in atto da secoli una polemica montata ad arte dall'illuminismo contro la Chiesa cattolica diffamata e dipinta come oscurantista su tutti i libri di scuola e nei molti circoli culturali c.d. "emancipati" e "laici".
La verità, però è un'altra. Rodney Stark ne "il trionfo del cristianesimo" (Ed. Lindau, 2012) racconta una verità scomoda che qui riporto testualmente nella speranza che in più possano conoscerla e stimoli alla lettura integrale di questo bellissimo libro.
Interessante anche le osservazioni tra scienza ed islam che confermano la magistrale lezione di Papa Benedetto XVI a Ratisbona.
Buona lettura!

Un Dio di ragione (pp. 372-377)

La scienza è nata solo in Europa perché soltanto gli europei del Medioevo credevano, basandosi sull'immagine che avevano di Dio e della sua creazione, che la scienza fosse possibile e desiderabile. Ciò è stato asserito con enfasi (nel 1925), di fronte a un uditorio di studiosi illustri che partecipavano alle Lowell Lectures di Harvard, dal grande filosofo e matematico Alfred North Whitehead (1861-1947), il quale ha spiegato che la scienza si sviluppò in Europa a causa della diffusa «fede nella possibilità della scienza [...] derivante dalla teologia medievale». Quando le sue lezioni sono state pubblicate questa affermazione ha scioccato non soltanto il suo uditorio, ma gli intellettuali occidentali. Come può questo pensatore di fama mondiale, coautore con Bertrand Russell della pietra miliare "Principia Mathernatica" (1910-1913), non sapere che la religione è il nemico implacabile della scienza? in realtà, Whitehead ne sapeva di più!

Egli ha riconosciuto che la teologia cristiana era stata essenziale al sorgere della scienza, proprio come le teologie non cristiane avevano soffocato l’impresa scientifica altrove. Egli ha spiegato che:

«il più grande contributo del Medioevo alla formazione del movimento scientifico [fu] la credenza inespugnabile [...] che c’era un segreto, un segreto che poteva essere rivelato. In che modo questa convinzione si radicò così fortemente nella mente europea? [...] Deve essere dipeso dall'insistenza medievale sulla razionalità di Dio, mescolata all'energia personale di Jehovah e alla razionalità dei filosofi greci. Ogni dettaglio fu supervisionato e ordinato: la ricerca nella natura poteva solo condurre alla convalida della fede nella razionalità.».

Naturalmente, Whitehead stava solo riassumendo ciò che molti grandi scienziati degli inizi avevano detto: René Descartes giustificava la sua ricerca delle «leggi» di natura sostenendo che tali leggi dovevano esistere perché Dio è perfetto e dunque «agisce il più possibile in modo costante e immutabile». Quindi l’universo funziona secondo regole o leggi razionali. Come ebbe a dire il grande scolastico medievale Nicola d'Oresme, la creazione di Dio «è molto simile a quella di un uomo che costruisce un orologio e lo lascia continuare a funzionare da solo». Inoltre, siccome Dio ha dato agli umani il potere della ragione, deve essere possibile per noi scoprire le regole stabilite da Dio.

Molti scienziati delle origini si sentivano infatti moralmente obbligati a investigare quei segreti, come osservava Whitehead. Il grande filosofo britannico concludeva la sua riflessione osservando che le immagini di Dio e della creazione che incontriamo nelle religioni non europee, in particolare in Asia, sono troppo impersonali o troppo irrazionali per sostenere la scienza. Ogni particolare «accadimento deve essere dovuto al decreto di un dispotico e irrazionale» dio, oppure potrebbe essere stato prodotto da «qualche impersonale, inscrutabile origine delle cose. Ciò non suscita la stessa fiducia dell’intelligibile razionalità di un essere personale». Si deve notare che, viste le origini comuni, la concezione ebraica di Dio è ugualmente adatta a sostenere la scienza quanto la concezione cristiana. Gli ebrei d’Europa erano però, durante quest’epoca, una minoranza esigua, divisa e spesso perseguitata e non diedero alcun contributo alla nascita della scienza, anche se hanno raggiunto eccelsi risultati come scienziati dopo la loro emancipazione nel XIX secolo.

Diversamente, moltissime religioni al di fuori della tradizione giudaico-cristiana non postulano affatto una creazione. L'universo è considerato eterno, senza cominciamento o scopo, e non essendo mai stato creato, non ha creatore. Da questo punto di vista, l’universo è un mistero supremo, inconsistente, imprevedibile e (forse) arbitrario. Per coloro che hanno una simile concezione, il solo cammino verso la saggezza può essere compiuto dalla meditazione e dall'ispirazione: non c’è niente infatti su cui ragionare. Se però l’universo è stato creato in accordo a regole razionali da un creatore perfetto e razionale, allora dovrà concedere i suoi segreti alla ragione e all'osservazione. Di qui il truismo scientifico secondo cui la natura è un "libro" fatto per essere letto.

Naturalmente, i cinesi «avrebbero irriso una simile idea in quanto troppo ingenua per la sottigliezza e complessità dell’universo come loro lo intuivano», così ha spiegato lo stimato storico della tecnologia cinese di Oxford Joseph Needham (1900-1995). Quanto ai greci, anche molti di loro consideravano l’universo eterno e increato; Aristotele condannava «come impensabile» l’idea «che l’universo sia venuto all'essere in qualche momento nel tempo». Nessuno degli dei tradizionali dei greci sarebbe infatti stato capace di una simile creazione. Non solo: i greci insistevano nel trasformare il cosmo, e gli oggetti inanimati più in generale, in esseri viventi. Attribuivano quindi molti fenomeni naturali a dei motivi, non a forze inanimate. Secondo Aristotele, per esempio, i corpi celesti si muovono in circolo a causa della loro disposizione a farlo, mentre tutti gli oggetti cadono a terra «a causa del loro amore innato per il centro del mondo». Quanto all’islam, la concezione ortodossa di Allah è ostile all'indagine scientifica. Non c’è alcun indizio nel Corano che Allah abbia messo in moto la creazione per poi lasciarla continuare autonomamente. Si assume che egli intervenga spesso nel mondo e cambi le cose a suo piacimento. Così, attraverso i secoli molti dei più influenti studiosi musulmani hanno ritenuto che tutti gli sforzi di formulare le leggi naturali siano blasfemi in quanto sembrano negare la libertà di agire di Allah. In tal modo, le immagini dominanti di Dio e dell’universo hanno vanificato gli sforzi scientifici in Cina, nell'antica Grecia e nell'islam. È solo grazie alla loro fede in Dio come Creatore intelligente di un universo razionale che gli europei hanno investigato i segreti della creazione. Con le parole di Giovanni Keplero, «lo scopo principale di ogni investigazione del mondo esterno deve essere quello di scoprire l’ordine e l’armonia razionale che Dio gli ha imposto e che egli ci ha rivelato in un linguaggio matematico». In modo simile, nel suo ultimo testamento, il grande chimico Robert Boyle (1627- 1691) scrisse ai membri della Royal Society di Londra, augurando loro un continuo successo nei «loro lodevoli tentativi di scoprire la vera Natura delle opere di Dio».

Forse l’aspetto più notevole della nascita della scienza è che i primi scienziati non si limitarono a cercare le leggi naturali, fiduciosi che esse esistessero, ma che le trovarono! Si potrebbe dunque dire che l’affermazione che l’universo aveva un Progettista intelligente è la più fondamentale delle teorie scientifiche e che è stata sottoposta con successo a ripetuti test empirici. Infatti, come Albert Einstein (1879-1955) ha sottolineato, la cosa più incomprensibile dell’universo è il fatto che esso è comprensibile: «a priori ci dovremmo aspettare un mondo caotico che la mente non può comprendere in alcun modo [...] Questo è il “miracolo” che viene costantemente rinforzato quando la nostra conoscenza aumenta». E questo è il «miracolo» che testimonia di una creazione guidata da intenzione e razionalità.

Che il cristianesimo sia stato essenziale al sorgere della scienza è manifesto non solo in senso filosofico, ma è evidente anche nelle biografie degli scienziati: si tratta prevalentemente di uomini religiosi. Altrove ho stilato un elenco delle cinquantadue maggiori personalità scientifiche operanti nel periodo che comincia con la pubblicazione dell’opera di Copernico nel 1543 e finisce con quelle nate dopo il 1680. Trentadue di queste (62 per cento) erano persone religiose. Newton, per esempio, che dedicò molte più energie alla teologia che alla fisica, predisse la data della Seconda Venuta nel 1948. Delle restanti venti, diciannove erano abbastanza religiose e solo una, Edmund Halley, si poteva definire uno scettico. Ciò basti, dunque, per confutare quelle favole sull'inevitabile contrasto fra religione e scienza.

Naturalmente, l’ascesa della scienza ha generato qualche conflitto con la Chiesa cattolica, come pure con i primi protestanti. Ciò non diminuisce in alcun modo il ruolo essenziale della concezione cristiana di Dio nel giustificare e motivare la scienza, ma riflette soltanto il fatto che molti capi cristiani non riuscivano a comprendere le importanti differenze fra scienza e teologia. In altre parole, i teologi cristiani tentano di dedurre la natura e le intenzioni di Dio dalla scrittura; gli scienziati cercano di scoprire la natura della creazione di Dio usando strumenti empirici. In linea di principio, i due tentativi non si sovrappongono, ma in pratica i teologi hanno talvolta avvertito che una posizione scientifica costituiva un attacco alla fede (e certi scienziati moderni hanno realmente attaccato la religione, anche se per ragioni inconsistenti). Nei primi tempi della scienza, una disputa accesa ebbe luogo perché i teologi cattolici e protestanti erano riluttanti ad accettare che la Terra non fosse il centro dell’universo — oltre a non essere il centro del sistema solare. Sia Lutero che il Papa si erano opposti alla tesi di Copernico ed entrambi tentarono di confutarla, ma i loro sforzi, che non furono mai molto vigorosi, ebbero scarso successo. Purtroppo, questo modesto conflitto è stato gonfiato come un evento epocale da studiosi decisi a dimostrare che la religione è il più acerrimo nemico della scienza trasformando Galileo Galilei (1564-1642) in un eroico martire della cieca fede. Come ha raccontato Voltaire: «Il grande Galileo, all'età di ottant'anni, passava i suoi giorni lamentandosi nelle galere dell’Inquisizione, perché aveva dimostrato con prove inconfutabili il movimento della Terra». L’italiano Giuseppe Baretti (1719-1789) ha aggiunto che Galileo fu «messo sotto tortura per aver detto che la terra si muove».

(i grassetti ed i corsivi sono miei)