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lunedì 14 giugno 2010

G. K. Chesterton - considerazioni profetiche - 2

«Non abbiamo bisogno di una religione che sia nel giusto quando anche noi siamo nel giusto. Quello che ci occorre è una religione che sia nel giusto quando noi abbiamo torto.» (La Chiesa Cattolica, Dove tutte le verità si danno appuntamento, Ed. Lindau, febbraio 2010, p. 87)
In realtà si assite oggi, come forse in ogni epoca, al fatto che le persone non fanno altro che prendere, quello che Chesterton definisce «lo stato d’animo moderno, e il molto che ha di piacevole e di anarchico e di semplicemente noioso e banale, pretendendo poi che ogni credo venga ridimensionato per adattarsi a quello stato d’animo. Ma lo stato d’animo esisterebbe anche senza il credo. Dicono di volere una religione sociale, mentre invece vorrebbero essere sociali senza alcuna religione. Dicono di volere una religione pratica, mentre vorrebbero essere pratici senza religione. (...) Dicono di volere una religione così perché loro sono già così. Dicono di volerla, mentre intendono dire che possono farne a meno.» (p. 87).
In una parola, diremmo, le persone non vogliono essere disturbate ma confermate nelle loro opinioni o nei loro vizi. In fondo questa è quella che il Papa Benedetto XVI definisce come la "dittatura del relativismo". Tutto è relativo per non dover ingaggiare un serio confronto con ciò che è fuori di noi ed in un senso più serio e profondo con noi stessi.
La religione, quella vera invece, «realmente concepita come legame, lega gli uomini alla loro moralità anche quando non coincide con il loro stato d’animo.» (ivi). "Moralità" ecco la parola ostica al nostro tempo la dove essa non sia ridotta a stato d'animo o ad opinione.
Anche qui Chesterton fa giustamente osservare che «La Chiesa non schiaccia la coscienza dell’uomo. È l’uomo che schiaccia la propria coscienza e poi, quando si è quasi dimenticato di averla avuta, scopre che essa aveva ragione.» (p. 90)

Chesterton proprio per la sua personale esperienza di conversione alla Chiesa Cattolica afferma: «In effetti, posso giustificare l’intera teologia cattolica a patto che mi venga concesso di cominciare dalla sacralità e dal valore supremo di due cose: Ragione e Libertà. Il fatto che la maggioranza delle persone ritenga siano queste le due cose proibite ai cattolici, è un’osservazione illuminante sull’attuale propaganda anticattolica.» (p. 99, il grassetto è mio). Viviamo ormai in un'epoca che potremmo definire "illuminismo da bar" dove l'acrimonia e la menzogna verso la Chiesa Cattolica hanno davvero del sorprendente perchè destituite di ogni fondamento storico.

Chesterton conclude: «Potrei smettere di credere in Dio; ma non potrei smettere di pensare che un Dio, il quale ha creato liberi gli uomini e gli angeli, sia meglio di quello che li ha costretti alla comodità. Potrei smettere di credere in una qualsiasi vita futura, ma non potrei smettere di pensare che una dottrina per la quale siamo noi a scegliere e costruire la nostra vita futura sia migliore di quella che ce la offre già attrezzata come un hotel — dove siamo condotti a bordo di un omnibus celeste, obbligatorio quanto una Maria Nera [I Black Maria erano furgoni cellulari della polizia inglese usati per il trasporto dei prigionieri]. So che il cattolicesimo è troppo grande per me, e che ancora non ho esplorato le sue meravigliose e terribili verità. Ma so anche che l’universalismo mi va stretto; e che non potrei tornare a strisciare in quella sicurezza monotona, dopo aver contemplato la visione vertiginosa della libertà.» (p. 100).

domenica 21 febbraio 2010

L'Obbedienza secondo Papa Benedetto XVI

Giovedì, 18 febbraio 2010 il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto una lectio divina al clero di Roma in cui tra l'altro ha sottolineato una parola poco apprezzata nel nostro tempo che si ritiene "emancipato": l'OBBEDIENZA.

Nella lectio il Santo Padre ha detto:«E’ una parola che non piace a noi, nel nostro tempo.
Obbedienza appare come un’alienazione, come un atteggiamento servile. Uno non usa la sua libertà, la sua libertà si sottomette ad un’altra volontà, quindi uno non è più libero, ma è determinato da un altro, mentre l’autodeterminazione, l’emancipazione sarebbe la vera esistenza umana. Invece della parola “obbedienza”, noi vogliamo come parola chiave antropologica quella di “libertà”. Ma considerando da vicino questo problema, vediamo che le due cose vanno insieme: l’obbedienza di Cristo è conformità della sua volontà con la volontà del Padre; è un portare la volontà umana alla volontà divina, alla conformazione della nostra volontà con la volontà di Dio.
»

Il Papa, citando San Massimo il Confessore, afferma in maniera apparentemente paradossale che è proprio l'obbedienza a divinizzare l'uomo: «Dio ci ha creati e siamo noi stessi se siamo conformi con la sua volontà; solo così entriamo nella verità del nostro essere e non siamo alienati. Al contrario, l’alienazione si attua proprio uscendo dalla volontà di Dio, perché in questo modo usciamo dal disegno del nostro essere, non siamo più noi stessi e cadiamo nel vuoto. In verità, l’obbedienza a Dio, cioè la conformità, la verità del nostro essere, è la vera libertà, perché è la divinizzazione. Gesù, portando l’uomo, l’essere uomo, in sé e con sé, nella conformità con Dio, nella perfetta obbedienza, cioè nella perfetta conformazione tra le due volontà, ci ha redenti e la redenzione è sempre questo processo di portare la volontà umana nella comunione con la volontà divina. E’ un processo sul quale preghiamo ogni giorno: “sia fatta la tua volontà”. E vogliamo pregare realmente il Signore, perché ci aiuti a vedere intimamente che questa è la libertà, e ad entrare, così, con gioia in questa obbedienza e a “raccogliere” l’essere umano per portarlo – con il nostro esempio, con la nostra umiltà, con la nostra preghiera, con la nostra azione pastorale – nella comunione con Dio.»

E' proprio la "creaturalità" la categoria che consente di riconoscere nell'obbedienza una via alla divinizzazione contrariamente al pensiero moderno che vede nell'avvento dell'oltre-uomo la sola possibilità per l'umanità di farsi dio.
Nell'infrangere le tavole della legge, nella disobbedienza, sta e cade tutto il processo di emancipazione. Da qui tutti gli sforzi del pensiero moderno di negare il peccato ammetendo al massimo il concetto "socratico", per dirla con Kierkegaard, di errore. L'errore, infatti, è tutto nella possibilità dell'uomo,a lui riferibile e di cui deve e può totalmente rispondere ed anche per questo che può e deve essere rimosso... da qui i lager ed i gulag che hanno caratterizzato l'epoca più violenta e sanguinaria della storia.
Una storia cominciata con la rivoluzione francese e la sua ghigliottina; una storia iniziata con un Regime che da una lato proclama la libertà come "tolleranza" e dall'altro inaugura il c.d. "periodo del terrore"con le stragi dei contadini della Vandea perché rimasti "cattolici".
Una storia questa che fatica ad arrestarsi proprio perché costruita sulla "disobbendienza", su un falso concetto di libertà che è in realtà alienazione. Non a caso il Papa afferma:« Al contrario, l’alienazione si attua proprio uscendo dalla volontà di Dio, perché in questo modo usciamo dal disegno del nostro essere, non siamo più noi stessi e cadiamo nel vuoto».

L'obbedienza non sarà più una parola di moda, ma certamente è il segreto della felicità!