domenica 5 settembre 2010

Homo laicus .. ovvero come ti erudisco il pupo...

Navigando per il "vasto mar" di internet mi sono imbattuto in un sito "Homolaicus.com" che come afferma il curatore, un certo Enrico Galavotti, è "un sito didattico, culturale e scientifico. Non ha alcun carattere editoriale, non "insegue" l'attualità e non svolge attività politica e la cui impostazione ideale di carattere generale è favorevole all'Umanesimo laico e al Socialismo democratico". Fin qui niente di male.

Curiosando mi sono imbattuto nella sezione "Teorici" alla pagina su Sant'Agostino. E qui l'incipit è davvero notevole:

«Ad Agostino è sfuggita completamente l'idea che il male possa darsi delle strutture specifiche, delle realtà concrete.»!!!
L'affermazione è dedotta dalla seguente considerazione: «Dire che il male è il non-essere o che non ha una realtà propria, è come dire che il bene, alla fine, trionfa sempre, perché così vuole la "divina provvidenza".»
Da li poi tutte le ovvie conclusioni sulla incapacità della Chiesa di leggere la Storia ed il suo favore al potere bieco.
Prosegue infatti, l'autore illustrando la teoria del male:«La teoria agostiniana della non sostanzialità del male è un'implicita ammissione della debolezza politico-sociale della chiesa, incapace di risolvere le contraddizioni del suo tempo.
La teoria riflette il tentativo di ridurre l'oggettività delle contraddizioni sociali a una relativizzazione metafisica.
Con tale teoria infatti la chiesa mirava a consolare l'oppresso, portandolo a credere che il male, quale semplice "assenza" di bene, oltre un certo limite non sarebbe potuto andare, e che in ogni caso, raggiunto il limite, esso, anche senza volerlo, avrebbe fatto gli interessi di Dio, in virtù del concetto di provvidenza (analogo a quello dell'"astuzia della ragione", di matrice idealistica).
Gli schiavi quindi potevano stare tranquilli: da un lato dovevano limitarsi a pensare che stavano scontando una colpa d'origine universale; dall'altro dovevano pensare che le ingiustizie compiute dal padrone non avrebbero potuto nuocer loro in eterno o comunque non oltre un certo limite. Lo stesso padrone sapeva che il "male" compiuto sulla terra avrebbe trovato nei cieli un'adeguata pena.
Questo modo di ragionare può sembrare ottimistico o comunque sostenibile solo in un contesto sociale proteso verso il futuro: in realtà esso induce alla rassegnazione. Lo schiavo cristiano doveva semplicemente attendere che le contraddizioni sociali, dopo aver raggiunto il punto massimo di gravità, si trasformassero da sole in "bene".
»

Va bene pensiero laico, va bene che il sito ha carattere didattico e non politico ... ma dare dell'ingenuo ad Agostino prescindendo completamente anche dalla sua personale e quindi storica esperienza del male è davvero troppo!!!

L'affermazione del male come non-essere è invece innanzitutto una formidabile intuizione che non è assolutamente da intendersi come fa l'autore come non esistenza o non effettività del male in una prospettiva semplicisticamente definita come "consolatoria" quando dovrebbe parlarsi di escatologia.

E' evidente che l'autore presenta una visione povera o per "ignoranza" o per "scienza", comunque non veritiera, anzi, direi del tutto gratuita del pensiero e della persona di Agostino! La didattica e l'onestà intellettuale vorrebbero, invece, che ciò che si ammanta di obiettività fosse tale offrendo adeguati strumenti di verifica.

Come si fa altrimenti ad aprire la scheda con quella affermazione sul fatto che ad Agostino è "sfuggita completamente l'idea che il male possa darsi delle strutture specifiche, delle realtà concrete."? Come fa l'autore ad affermare "onestamente" questo di Agostino?
Come si può affermare ciò sapendo che Agostino crede fermamente in Gesù Crocifisso e Risorto vero Dio e Vero Uomo? Chi avrebbe ucciso il Cristo? Perché e per chi sarebbe morto? Tutte domande probabilmente senza risposta per l'autore della scheda o forse, più realisticamente senza senso vista la sua posizione! Non quella di un laico, ma quella di un laicista!

Ma il problema è che, come afferma Chesterton, «Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo.». Agostino da manicheo si era impantanato in un dualismo paritetico dei principi di Bene e Male da cui non riusciva ad uscire, un dualismo denso di contraddizioni e di posizioni "non umane" perché lesive della libertà e della dignità dell'uomo inteso come "persona".

In questo, a mio avviso, torna a cadere l'autore ove afferma:
«La posizione manichea da lui combattuta, quella relativa al "male cosmico" (o inevitabile), in cui l'uomo è solo spettatore, era ovviamente sbagliata, ma la posizione alternativa da lui assunta non è affatto convincente. Poiché, se è vero che l'uomo non è destinato al male più di quanto non sia destinato al bene, è anche vero che di fronte a certe strutture di male, l'uomo non è quasi mai libero di scegliere. L'unica scelta che gli resta è quella di armarsi per distruggere quelle strutture. (...) Agostino si era avvicinato alla verità quando aveva intuito che senza un "aiuto esterno", l'uomo non avrebbe potuto essere libero, ma se ne è allontanato subito quando ha fatto coincidere tale "aiuto" con la grazia divina, trasformando l'uomo in un burattino nelle mani di Dio e il genere umano in una "massa dannata".
In realtà, l'aiuto esterno altri non è che l'uomo stesso, consapevole di sé e del modo come risolvere la contraddizione fondamentale del suo tempo. Nessun uomo, da solo, può superare l'antagonismo sociale, neanche se fosse scelto dall'insondabile predestinazione divina.
».

Ritenere "reale superamento", e per giunta in un sol colpo, delle posizioni manichee, agostiniane, pelagiane quell'abbozzo di socialismo alluso nell'ultima asserzione riportata, significa in realtà proprio fare quello che si condanna in Agostino: "aver smesso di pensare"!

La tanto conclamata identificazione del male nelle "strutture di male", che Agostino non sarebbe riuscito a vedere, l'oggettività storica e la "dimensione strutturale" del male su cui Agostino è cieco, è, in realtà, il primo passo falso teoretico dell'autore perché indebita "riduzione" che rende manifesta dove sta la cecità.

Infatti, cos'è il male? A tale domanda l'autore non risponde. A lui, che è laico e socialista, basta dire che il male ha le sue strutture sociali, politiche, ecc., senza porsi il problema da dove esso venga e cosa in realtà esso sia.

Ma come si può "risolvere" il male se non lo si "comprende"? Che senso ha la soluzione "infantile" proposta dall'autore al male, ovvero che "l'aiuto esterno [con cui vincere il male] altri non è che l'uomo stesso"?

La risposta non soddisfa, anzi è priva di senso, se prima non si risponde al "che cos'è il male?". Se il male appartiene ad ogni uomo, in che senso quest'ultimo può aiutare un suo simile? Se il male può essere scientemente voluto e determinare coerenti strutture sociali e politiche, Chi e che cosa decidono che è male?

In breve non vorrei che la parola magica "socialismo", proposta dall'autore, fosse in realtà quello che dice Chesterton a proposito di chi si vanta di essere "pratico", ovvero: «Ci si vanta d’essere pratici, perché non si è logici; ciò che per un greco o un cinese equivarrebbe a dire che i cassieri londinesi eccellono nella contabilità, perché non sono troppo forti in aritmetica.».

Agostino, da vero logico, risolvendo il problema del male come non-essere ci dice una verità fondamentale: il male non appartiene all'Essere ma all'esistente. Il Demonio pur essendo ente spirituale è pur sempre una creatura. Ne consegue che il male, più che ad una dimensione cognitiva ha a che fare con la "libertà" dell'uomo. Se per Socrate e per gli antichi il male è riconducibile all'errore, in qualche modo ad una non-conoscenza, ad una non esatta conoscenza della realtà, per cui ne consegue che "conoscere il bene è farlo", per il cristiano Agostino l'esperienza di Gesù illumina ben altri scenari.

Per Agostino il male non è una semplice "non conoscenza", un errore, è una "posizione"; dunque il male è una realtà concreta, storica, perché al contempo posseduta pienamente da una creatura (il demonio) ed al contempo "partecipata" da ogni uomo.

Del resto non si comprende, come l'autore della scheda, possa attribuire ad Agostino una "caduta intellettuale" con il suo ricorrere alla Grazia per risolvere il problema del male, quando il suo ricorrere all'uomo è certamente tonfo ben più grave!

Diceva Gesù: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in una buca?» (Lc.6,39).

Agostino può coerentemente e ragionevolmente, cioè razionalmente, ricorrere alla Grazia cioè allo Spirito Santo, che è Dio, perché Dio è l'Essere, cioè l'unica realtà totalmente priva di male. E questo non perché mera e solitaria monade che tautologicamente vuole se stesso, ma in quanto Amore, Comunione di tre persone in una sola sostanza divina: Amore. E' questa la rivelazione su Dio che ci dona Gesù Cristo!

Dare del "moralista" ad Agostino e con lui alla Chiesa cattolica nei termini sopra riportati è pura fantasia frutto di malafede, è pertanto una "conclusione" che volentieri rimandiamo al mittente chiedendogli di spiegarci con la sua inespressa teoria del male i campi di sterminio nazisti, i gulag socialisti, o quelli maoisti o dei Kmer Rossi, prima che provi a tirare fuori, per non affrontare razionalmente e, aggiungerei, seriamente il problema del male, la leggenda nera sulla "Santa inquisizione"!

L'etica dello sforzo, con gli inevitabili risvolti psicologici, attribuiti dall'autore ad Agostino possono tranquillamente e serenamente riconoscersi nell'uomo che si fa auto referente (laicista e socialista): "Se lo faccio io, lo devi fare pure tu!"; "Se è evidente che questa cosa è buona perché non la fai? Sei malato, sei da rieducare!". Queste tristi affermazioni non si ravvisano in Sant'Agostino ma in ben altri testi di Autori anti cattolici!

L'insistenza sull'attribuire ad Agostino ed alla Chiesa Cattolica la volontà di consolare gli schiavi per farli rimanere tali, contraddice alla verità storica, ed è un autentico insulto all'intelligenza dei lettori! E' stato proprio l'affermarsi del cristianesimo che in maniera non violenta ha portato all'abolizione della schiavitù. Un fatto che in area non fecondata dal Vangelo e dalla persona di Gesù, come nell'islam ed in altre società basate su altri credi o sull'ateismo tutt'ora persiste!

Il male è questione che coerentemente Agostino lega alla libertà dell'uomo e quindi alla volontà. Questa è la base solida su cui lavorare! Perché è solo su questa base che si possono modificare realmente le strutture di male! Ma prima di modificarle occorre darne conto: Perché ci sono? Chi le ha poste? A che servono? Perché si vuole il male? O, meglio, perché si fa il male pur volendo il bene?

Direbbe Agostino: Il male che vedi fuori di te, è frutto di ciò che abita in te, che sgorga dal tuo cuore, dal centro del tuo esistere creaturale.

E' proprio quest'analisi di Agostino che pone le basi per una seria critica alle "strutture di peccato", tipiche di una cultura della morte da cui discendono, come le ha definite il papa Giovanni Paolo II.

Non intendo proseguire sul tema, che merita ben altro spazio che quello di un blog, né voglio proseguire oltre nell'esame delle ulteriori molteplici "malevoli interpretazioni" di Agostino contenute nella scheda. Interpretazioni che ritengo fondatamente ad uso e consumo del "maestro" e, ovviamente, a danno dell'ignaro "studente" che incappa nel sito.

Per tutte valga da ultimo quella sul linguaggio. Afferma Enrico Galavotti: «La tesi fondamentale del libro "Il maestro" è la seguente: Non si può comunicare con le parole; si comunica ciò che l'altro già sa.
Agostino riflette qui la posizione di un'istituzione, la chiesa, che non crede nella possibilità di una liberazione dalla schiavitù sulla terra. I rapporti umani non servono per costruire un'alternativa al presente.
»

Come non riconoscere in ciò una critica in perfetta malafede alla Chiesa Cattolica?

In realtà Agostino esprime la convinzione che potremmo definire "classica" propria della gnoseologia socratico-platonica (ricordate la maieutica?) che, per inciso, in Kierkegaard è la comunicazione liberante, contrariamente a quella del sapere, inteso come altro da sé, perché la comunicazione della "possibilità" fa sì che il discepolo trovi in sé quello che deve sapere come possibilità di adesione libera alla verità del sé.

Già, ma arrivati a questo punto, pilatescamente l'Autore mi potrebbe chiedere: Cos'è la Verità?
Ovvero come già Pilato a Cristo: a che vuoi che importi la Verità?

MEDITATE GENTE, MEDITATE!

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