
Sul domenicale del Sole 24 ore del 17 gennaio 2010, Riccardo Chiaberge nella rubrica "Contrappunto" ci sforna una riflessione con un titolo che è tutto un programma: "Che business la monogamia". Nel suo blog il titolo si fa ancora più chiaro:Il business del matrimonio, da Hammurabi a Tiger Woods".
E dire che il motto del blog è una frase di Bobbio che sentenzia:
"Il compito dell'uomo di cultura è più che mai quello di seminare dubbi, non di raccogliere certezze".
Il nostro, invece, sul matrimonio ha molte "certezze" e pochi dubbi.
Esordendo con alcune "sagaci" battute sulla Sacra Rota, sulla "serialità" dei matrimoni degli italiani che amano molto la famiglia e perciò ne hanno più di una, ma non contemporaneamente, approda al solito studio socio economico dove il nostro, compiaciuto, ci rende edotti che, udite udite,il matrimonio monogamico non l'ha inventato Gesù, ma addirittura 1800 anni prima Hammurabi e, ovviamente per ragioni economiche! Anzi, secondo gli studiosi citati nell'articolo, la svolta sarebbe ancora più antica e risalirebbe a 10.000 anni fa, quando l'uomo diventò agricoltore. Il tutto, pensate, dovuto alla scarsità della terra da coltivare (sic!). Per fortuna, ci informa sempre il nostro, non tutti gli "scienziati" (le virgolette sono ovviamente mie) sono d'accordo: "Il genetista Guido Barbujani ricorda che nel gioco dell’evoluzione vince chi fa più figli, e quindi i maschi dell’Homo Sapiens tenderebbero a fecondare quante più femmine possibile.". Per giungere a concludere, oibò, che "La monogamia conviene solo alle donne."!!! Ovviamente c'è poi la situazione presente che è, magia, frutto dell'evoluzione: "L'evoluzione della specie ci sta portando ora a una forma di monogamia seriale, dove uomini e donne inanellano matrimoni con partner diversi aumentando il successo riproduttivo." (sic!!!).
Argomentare una risposta a questo cumolo di ovvietà e qualche idiozia propalata per scientifica, richiederebbe uno sforzo intellettuale che appare francamente sproporzionato: basterà, bobbianamente, seminare qualche dubbio!
Gesù e/o il cristianesimo non hanno "inventato il matrimonio" nè lo hanno mai preteso.
Nel vangelo di Matteo leggiamo: «Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: “È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo? ”. Ed egli rispose: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola ? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”. Gli obiettarono: “Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via ? ”. Rispose loro Gesù: “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio"». (Mt. 19,3-9). L'unicità della relazione, la sua non-serialità e non-poligamicità risiede in quel "principio", che è il disegno di Dio sull'uomo.
Un altro aspetto: se ha ragione il Barbujani, come si spiega che solo quel 17% delle "tribu" umane a carattere monogamico non-seriale ha prodotto una civiltà avanzata a scapito di quell'87% delle tribù umane geneticamente più furbe?
Ancora: se la monogamia conviene "solo" alle donne, non sarà perchè la civiltà cristiana non è né maschilista né misogena come "normalmente" si asserisce!!
Come può parlarsi ragionevolmente e scientificamente di una "evoluzione" della monogamia in "monogamia seriale" perchè capace di aumentare il "successo riproduttivo", quando il tasso medio di natalità della nostra Europa è pari al 1,38? Indice questo, sia detto per inciso, che segna "statisticamente" la fine irreversibile della nostra civiltà? Se sono vere le affermazioni del genetista riportate nell'articolo, si può affermare che avrà certamente miglior successo più che la monogamia seriale, che sotto questo aspetto è un'autentica "imbecillità", la monogamia in parallelo (rectius poligamia)! Dunque, viva l'islam e abbasso le donne femministe! Avremo presto una civiltà "evoluta", "adulta" e sopratutto veramente "globale" dove finalmente quel 17% della tribù umana scomparirà a favore del restante 83% per ... un clamoroso autogol!!!
La pochezza dell'articolo è desolante! Fortuna che non si è parlato di "generi sessuali" ed unioni omofile con relativi diritti all'adozione (che certamernte aumenterebbero il tasso riproduttivo... degli altri)!!
Urge qui far osservare che la lettura che fa Gesù della relazione sponsale tra due persone, maschio e femmina, è completamente diversa. Ci dice Gesù che il problema è di altra qualità e riguarda il "cuore" dell'uomo.
Nel pensiero biblico il cuore non è la sede del sentimento ma del pensiero e della coscienza di sé. "In generale la Bibbia vede il cuore come il terreno elettivo dell'incontro con Dio, il luogo ove l'uomo gioca la partita decisiva del suo rapporto con Dio, la sede delle sue opzioni e delle sue risoluzioni più intime e profonde. Il cuore è lo spazio logico in cui Dio si dà a conoscere all'uomo, ed è attraverso di esso che l'uomo prende posizione di fronte alla rivelazione e all'azione divine. La conversione a Dio avviene nel cuore, così come l'ascolto di Lui, e nel cuore si rende il vero culto." (vedi la voce "cuore" del sito Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede).
Gesù ci dice che la poligamia, la "monogamia seriale", l'adultario, il divorzio, il ripudio, sono fatti dovuti ad una sclerosi del cuore, alla sua durezza, al suo indurimento.
Ciò che ha fatto grande la nostra civiltà è stata la grazia di Cristo che ha sciolto la durezza del cuore dell'uomo che lo ha accolto. Questo cuore di carne, per grazia, è finalmente potuto uscire da sé, in un'ec-stasi cui l'eros non poteva dare né continuità, né senso. L'agape, l'amore gratuito all'altro da sé, ha sanato il cuore dell'uomo e fatto grande la nostra civiltà e la nostra storia. Anche le peggiori atrocità che sono state commesse in nome di Cristo sono un nulla rispetto a quelle commesse da chi questo Cristo e questo Dio hanno rifiutato. Può sembrare un'affermazione forte, ma, se lo è, non è certo per giustificare chi in contraddizione con il proprio "credo" ha operato, ma per rilevare con determinazione l'enormità del male causato da chi, in coerenza con la sua negazione di Dio e di Gesù Cristo, ha operato. Nazismo, comunismo, ecc. ecc. non sono "accidenti" della storia, ma "costanti" di un mondo autoreferenziale in cui presto l'emancipazione ed il progresso promessi si trasformano il lager o gulag e cimiteri per chi è ritenuto nemico del genere umano! Hannah Arendt, parlando del male assoluto (l'olocausto) né sottolinea la sua "banalità", proprio a significare che non è difficile essere come "loro", come gli aguzzini, come i pianificatori dello sterminio, perché senza una sincera accoglienza di Cristo, come dice San Paolo, l'uomo è condannato a vivere per sé stesso (cfr. 2 Cor, 5,12), a riferie tutto a sé. Dev'essere una ben grave condizione questa, se Gesù è dovuto morire per liberarcene!. Oggi siamo in un tempo in cui la "dittatura del relativismo" ci dice che non c'è altra verità che il sé, il soggetto. In realtà - lo testimoniano i diffusissimi casi di disturbi della psiche, di solitudini, di suicidi, di dipendenze da droghe, di erotizzazione del vivere - quello che è propalato dai media, dalla politica dalla cultura dominante, come una conquista o una liberazione è pura regressione a quello stadio di maledizione che il cristianesimo chiama egoismo.
Chi vive per sè non è contento; di qui la "serialità" delle esperienze, in una dannazione da Don Giovanni di mozartiana memoria, in cui l'eros è coazione seriale nella disperata ricerca della "femminilità" (che non esiste) più che di una concreta attenzione alla persona (di sesso femminile) con cui fare l'esperienza di essere una cosa sola, cioè l'esperienza della rottura dell'ego, della Comunione. A Don Giovanni non interesaa l'altro da sé, e questo proprio perchè non sa e non può uscire da sè. Questa incapacità è la sua condanna a ripetere (i suoi successi/insuccessi a seconda dei punti di vista).
Allora è chiaro che l'unico vero business che i benpensanti laicisti sanno ben propagandare a tutti noi non è altro che quello della distruzione "seriale" dell'Amore! Stiamo assistendo, compiaciuti, alla progressiva desertificazione del nostro cuore, al suo rattrapirsi in una incapacità di osare l'avventura, sofferta, del dono di sé anche quando l'altro tradisce le nostre aspettative. Certo come si può osare di accogliere nella propria esistenza la croce se in essa non c'è Gesù il Cristo? E' Lui che, vincendo la morte con il suo amore senza misura, ci ha aperto la via del perdono e della misericordia, l'unica via "realistica", "ragionevole" per garantire "durata" ad una relazione inter-personale.
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