giovedì 27 ottobre 2011

Una magnifica lezione di cosa debba intendersi per diritto

Il viaggio di Papa Benedetto XVI in Germania ha offerto a tutti noi molteplici spunti di riflessione su molte cose in particolare al Bundestag di Berlino, ha posto con forza al centro del cuore delle democrazia tedesca e direi al cuore di tutto l'occidente cosa debba intendersi veramente per Diritto. Una tesi attualissima in tempi di sdoganamento del c.d. diritto coranico (la Sharia) in terra di Europa, culla del diritto. Un gravissimo regresso spacciato dai soliti "tolleranti" come una grande prova di democrazia e concezione avanzata del diritto. Il Papa invece ci ricorda che «contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio». Dunque un ben diverso rimando alle fonti primarie "naturali", oltretutto sulla linea di quello che fu il felice incontro della filosofia greca con il diritto romano. Passando però per il tanto "bistrattato", dalla cultura laicista, medioevo.
Osserva, infatti, Benedetto XVI: «Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione. Questa scelta l’aveva già compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: “Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà di Israele], per natura agiscono secondo la Legge, essi … sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza…” (Rm 2,14s).».
La crisi "irreversibile" del diritto, continua Papa Ratzinger, ha proprio il suo fondamento nel rifiuto di questo sostrato "naturale" che fa appello alla ragione ed alla coscienza dati questi irriducibilmente più ampi dei concetti riduttivi affermati dalla cultura positivista del diritto oggi "dominante".
Anche qui però vanno osservati attentamente gli esiti "negativi" e contraddittori di tanta "positività". Ormai il diritto è solo "regola di gioco" soggetto al gusto della maggioranza. Dunque diritto come "amministrazione dell'esistente" scisso da ogni visione etica/morale ormai ridotta a pura opinione.
Tale situazione afferma Benedetto XVI è "drammatica" ed «è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo discorso.».

«Il concetto positivista di natura e ragione, la visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. Ma essa stessa nel suo insieme non è una cultura che corrisponda e sia sufficiente all’essere uomini in tutta la sua ampiezza. Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, riducendo tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali. La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risorse” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.».
In una parola, basta barare!! Attribuire a noi la gloria di Dio! Usciamo dal microclima asfittico dei nostri palazzi "mentali" di puro cemento armato, per riscoprire la bellezza del reale, la sua rischiosità, unita alle sue immense possibilità. Come fare tutto questo senza scadere nell'irrazionale, senza perdere i grandi vantaggi che pure la cultura positivista ha regalato all'umanità?

Conclude Benedetto XVI «A questo punto dovrebbe venirci in aiuto il patrimonio culturale dell’Europa. Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire. Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza. La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico.».

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